Investire in royalties musicali con Royalty Exchange

Investire in royalties musicali con Royalty Exchange

investire in musica

Una platea di oltre 22mila investitori e la possibilità per gli artisti di trasformare i diritti in asset strategici. Storia di Royalty Exchange: il primo marketplace musicale online dedicati a come fare soldi con la musica

Cos’è Royalty Exchange

Se potesse fare soldi con la musica anche chi non è un musicista? Se la musica non fosse solo un bene di consumo, ma un asset? Se, per esempio, oltre ad acquistare un album di Eminem, o una sua t-shirt, potessimo anche comprare i diritti dei suoi dischi o persino obbligazioni legate alle rendite delle royalties del rapper bianco più famoso d’America? Con la piattaforma di Royalty Exchange e la sua controllata, Royalty Flow, è possibile farlo. E guadagnarci. Esatto: chiunque oggi può investire non soltanto nell’industria ma anche sulla proprietà intellettuale dei brani. E guadagnare con la musica. Per capire come, partiamo da uno dei più recenti successi di queste due aziende.

Come fare soldi con la musica

Per quanto riguarda gli investitori, chi decide di investire in royalty musicali con Royalty Flow avrà il diritto di raccogliere dividendi in base alla performance del catalogo di Eminem e di qualsiasi altro catalogo acquisito nel tempo. Secondo il Prospetto Ipo (Initial public offering), il pagamento delle royalties sarà basato sul numero di copie fisiche e digitali vendute; sulle suonerie o su altri usi, come download di clip musicali; sulla frequenza con cui le registrazioni sono trasmesse su servizi come Spotify e YouTube; sugli introiti pubblicitari relativi a servizi di streaming gratuiti e sul numero di volte in cui le canzoni saranno sincronizzate con film, programmi televisivi e pubblicità. E i dati lasciano ben sperare. Tra il 2015 e il 2016, le royalties guadagnate dal catalogo di Eminem sono cresciute del 43%, con le royalties dello streaming cresciute del 76% nello stesso periodo. E, secondo Forbes, le 20 canzoni che producono più ricavi nel catalogo di Eminem rappresentano solo il 27% di tutti i guadagni del catalogo.

Guadagnare con la musica

Royalty Flow, dunque, nasce con l’obiettivo di investire in royalty musicali acquistando gli interessi dei grandi artisti o derivanti dai diritti di proprietà intellettuale dell’industria dei media per poi quotarli sul mercato. Ma alle sue spalle c’è Royalty Exchange, il marketplace che oggi consente a chi possiede royalties di guadagnare con la musica vendendo i propri ricavi futuri a una platea di oltre 22 mila investitori. Dal 2016 a oggi la piattaforma ha permesso a centinaia di artisti di raccogliere più di 14 milioni dagli investitori vendendo una parte dei loro diritti. Il meccanismo è basato sulle aste e quindi fortemente concorrenziale: vince chi offre di più. Potrebbe essere proprio questo il giusto punto di partenza per un investitore interessato a lanciarsi in una nuova avventura.

Finanza alternativa

Per fare un esempio, il 25% delle royalties della canzone di Barry White, “You’re the First, the Last, My Everything”, è stato venduto per 73 mila dollari. Ma questo non è un business per sole celebrità o fondi d’investimento, anzi. L’idea su cui si basa Royalty Exchange è quella di offrire a chi non può permettersi un tour o la firma di un buon contratto con un’etichetta discografica un modo alternativo per fare soldi con la musica. E, al contempo, quella di conferire una rendita a medio-lungo termine a chi è disposto a investire in maniera non convenzionale e, magari, a fare una piccola scommessa.

Investire in royalty musicali

Trasformare le royalties musicali in un asset su cui poter investire, oltre a rappresentare un nuovo modo per guadagnare con la musica per investitori grandi e piccoli, potrebbe anche rivoluzionare il modo in cui il mercato musicale stesso si finanzia. Parliamo di un’industria che nel 2016, secondo l’ultimo Global Music Report, ha fatto ricavi per quasi 16 miliardi di dollari, con il digitale che vale ormai più del 50% della torta: oltre 7 miliardi. Royalty Exchange punta proprio sulle previsioni positive per consolidare il suo business: Goldman Sachs calcola che entro il 2030 i ricavi della musica in streaming cresceranno di oltre l’800%, una stima che è stata criticata come eccessivamente ottimistica da alcuni analisti del settore ma che si accompagna comunque ad altre previsioni di  grande crescita per il mercato della musica online.

Un’opportunità per i musicisti

Royalty Exchange, come del resto Spotify, punta a sfruttare questo vento nuovo “democratizzando” il processo di finanziamento di artisti e musicisti e creando al contempo nuove opportunità su come fare soldi con la musica attraverso nuovi investimenti. In passato soltanto le case discografiche e gli editori potevano permettersi di acquistare i diritti d’autore sui brani o sui cataloghi. Nel mercato non c’era alcuna competizione. E l’artista non sempre finiva per ottenere il contratto più conveniente. Oggi, invece, ognuno di noi potrebbe teoricamente acquistare i diritti del proprio cantautore preferito ed essere in qualche modo partecipe dei suoi successi, trattenendo una piccola parte dei ricavi per sé.

2018-12-13T10:40:19+00:00